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(di Luis Thaler)

Cinture tradizionali nel corso del tempo



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Da sempre la cintura, per le sue ricche decorazioni, è una componente simbolica molto importante dell’abbigliamento maschile. Naturalmente questo vale anche per le cinture tradizionali. In passato esse fungevano da abbigliamento funzionale e allo stesso tempo decorativo, mentre nel corso dell’ultimo secolo sono diventate elementi a solo scopo decorativo, soprattutto nelle zone di campagna. Se per gli uni esse sono un ‘must’ piuttosto caro ma necessario – un uomo senza cintura è un uomo nudo – per gli altri sono l’accessorio più bello e importante dell’abbigliamento maschile.

Fino alla fine del 19° secolo le cinture tradizionali avevano ancora ricami con strisce in pergamena e in filo di penne di pavone, mentre a partire dagli inizi del 20° secolo il filo di penne di pavone era considerato il materiale più pregiato.

Le cinture fatte con chiodini di stagno, ancora più antiche, secondo l’opinione degli esperti si sono estinte a causa della mancanza del materiale necessario alla loro produzione, ma questo non vale per le cinture ricamate con filo di pergamena, che sono state sostituite dal ricamo con filo di penne di pavone, una tecnica grazie alla quale per i ricamatori è stato possibile affinare e perfezionare la tecnica di ricamo.

Fino agli Anni Cinquanta, il ricamatore più conosciuto in Alto Adige nell’ultimo secolo, Johann Thaler sen. (1913/1979), ricamava ancora con filo di pergamena. Nel 1948 egli ricamò cinture e bretelle con filo di pergamena e con filo di penne di pavone per tutta la banda musicale di Sarentino. A causa della scarsa richiesta, però, abbandonò ben presto questa variante di ricami combinati. Tuttavia, ancora oggi alcuni esempi di queste creazioni si possono vedere nei laboratori dei suoi figli Johann e Luis.

E da allora ricamare con filo di penne di pavone è diventata una vera e propria professione.  

Nonostante la forte carenza di penne di pavone negli Anni Sessanta, i nuovi materiali sintetici da ricamo non sono riusciti a conquistare il cuore dei ricamatori sudtirolesi. I ricamatori di penne di pavone sarentini e pusteresi sono sempre restati fedeli al ricamo con filo di penne di pavone. Il mercato delle penne di pavone si è ampliato negli anni. Con la diminuzione di allevatori di pavoni in Alto Adige, è stato necessario cercare nuovi mercati. Con l’aiuto della Camera di Commercio di Bolzano, già alla fine degli Anni Sessanta si iniziarono ad acquistare penne di pavone in Africa e in India.

Tuttavia, oggi molti produttori di cinture ricamano nuovamente con il filo di pergamena e con chiodini di stagno.


Costumi vivi – costumi fossilizzati

In Alto Adige i costumi popolari si sono conservati nella vita quotidiana solo nella zona dell’Altipiano dello Sciliar, nel Burgraviato e soprattutto in Val Sarentino. In altre località della regione, essi vengono indossati esclusivamente dai membri delle associazioni culturali: in queste occasioni, si può spesso osservare come i costumi popolari si siano “fossilizzati”. Spesso si ha l’impressione che alcuni artigiani diano più importanza allo status del costume stesso che a modernizzarlo con vivacità. La rigidità con cui le associazioni si ostinino a farsi ricamare costumi tradizionali sempre uguali nel tempo è un po’ insensata, dal momento che anche la storia nel corso del tempo si è evoluta in forme più moderne.


Viva la piccola differenza

Che bellezza per l’associazione se ogni paio di anni ci fossero da sostituire solo alcuni costumi tradizionali, passati di moda. Che gioia per quei membri dell’associazione che non devono cambiare il proprio vestito con un vestito più nuovo e molto costoso. Siamo sinceri: Cosa c’è di più bello in una parata che vedere, tra i tanti costumi tradizionali, anche una cintura antica un po’ diversa dalle altre, magari con un ricamo con filo di stagno, o delle belle bretelle di una tonalità diversa dalle altre, magari verdi? Il mix tra antico e moderno regala una nuova vitalità agli eventi tradizionali, riempiendo costumi tradizionali antichi di nuova vita.

In quasi tutte le pubblicazioni sul tema delle cinture tradizionali risulta molto chiara una cosa: Non sono state le istituzioni a decidere che aspetto debbano avere i costumi popolari. È stato solo il buon gusto e il portafoglio del cliente e soprattutto la bravura del libero artigiano e commerciante del luogo a decidere se un prodotto avrebbe avuto successo e sarebbe diventato un oggetto tradizionale per la generazione futura. Ed è esattamente lo stesso meccanismo che avviene oggi. Desiderare i costumi vivi e diffondere i costumi antichi mi sembra una chiara contraddizione.

Se a decidere l’aspetto del costume tradizionale è colui che lo indossa, non ci sarà nessuna ragione per invidiare un panciotto ricamato con del filo di stagno piuttosto che con del filo di pergamena o con del filo di penne di pavone.